Lo staking ti permette di guadagnare reddito passivo bloccando le tue criptovalute su una rete Proof-of-Stake. Ethereum rende circa il 2,8% APY con oltre 87 miliardi di dollari gia’ in staking, Solana arriva al 7% con un tasso di partecipazione del 68%. In Italia dal 1° gennaio 2026 i proventi da staking sono tassati al 33% come redditi diversi e vanno dichiarati nel Quadro RT. Questa guida spiega come funziona, quali piattaforme usare e come non fare errori fiscali.
Hai delle criptovalute ferme in un wallet e nel frattempo la rete le diluisce. Su Solana, chi non fa staking vede le proprie disponibilità erose dall’inflazione di rete, oggi intorno al 4,7% annuo. Chi fa staking, invece, prende quelle stesse emissioni come ricompensa.
La differenza, su un capitale anche modesto, si sente.
In questa guida trovi tutto quello che serve per iniziare a fare staking in modo consapevole nel 2026: come funziona il meccanismo, quali coin rendono di piu’, le piattaforme piu’ usate e, soprattutto, le novita’ fiscali italiane che da quest’anno cambiano i conti in modo sostanziale. Partiamo dalla base, poi arriviamo ai numeri.
Cos’e’ lo Staking e Come Funziona in Pratica?
In sintesi: Lo staking consiste nel bloccare le proprie criptovalute per supportare il funzionamento di una rete blockchain basata su Proof-of-Stake. In cambio, la rete paga ricompense periodiche in quella stessa valuta. E’ l’equivalente di mettere le crypto “a lavorare” invece di tenerle ferme: tu contribuisci alla sicurezza della rete, la rete ti paga per farlo.
Il meccanismo di base e’ semplice. Le reti Proof-of-Stake (PoS) hanno bisogno di nodi validatori per verificare le transazioni e aggiungere nuovi blocchi alla blockchain. Invece di usare potenza computazionale come fa Bitcoin con il mining, questi nodi mettono in garanzia (in “stake”) una quantita’ di token. Se si comportano correttamente, ricevono ricompense. Se cercano di imbrogliare, perdono parte dei token depositati, in quello che viene chiamato slashing.
La differenza rispetto al mining e’ sostanziale. Per fare mining di Bitcoin hai bisogno di hardware costoso e consumi energetici elevati. Per fare staking hai bisogno solo di avere i token della rete che ti interessa. Non c’e’ hardware da comprare, non c’e’ elettricita’ da pagare. Tieni le crypto nel wallet o su una piattaforma, e guadagni.
L’analogia piu’ immediata e’ quella del conto deposito bancario: blocchi dei fondi, ottieni interessi. La differenza e’ che gli interessi vengono pagati in criptovalute, non in euro, e il valore di quelle crypto puo’ salire o scendere.
Staking Nativo, Liquido e in Pool: Qual e’ la Differenza?
In sintesi: Esistono tre metodi principali. Lo staking nativo richiede di bloccare i token direttamente sulla rete, spesso con importi minimi alti e periodi di lock-up. Lo staking liquido ti permette di fare staking mantenendo liquidita’ tramite token derivativi. Lo staking in pool aggrega le risorse di più utenti per abbassare la soglia di accesso. La scelta dipende da quanto vuoi investire e quanto hai bisogno di flessibilita’.
Capire questa distinzione e’ importante prima di muovere un euro, o un ETH.
| Metodo | Come funziona | Importo minimo | Liquidita’ | Complessita’ |
|---|---|---|---|---|
| Nativo | Blocchi direttamente sulla rete, gestisci un nodo o deleghi a un validatore | Alto (es. 32 ETH) | Bassa (lock-up) | Media-Alta |
| Liquido | Usi protocolli come Lido: ricevi stETH o simili mentre i token sono in staking | Basso (qualsiasi importo) | Alta (puoi vendere il token derivativo) | Bassa |
| Pool | Aggiungi i tuoi token a un pool su exchange o piattaforma DeFi | Molto basso | Variabile | Bassa |
Lo staking nativo e’ il metodo più vicino al funzionamento originale delle reti PoS. Su Ethereum, per esempio, fare staking direttamente richiede almeno 32 ETH, che ai prezzi attuali significa un capitale significativo. In cambio hai il controllo diretto e le ricompense piu’ pure, senza intermediari che trattengono una commissione.
Lo staking liquido ha risolto il problema della liquidita’. Quando usi un protocollo come Lido per fare staking di ETH, ricevi in cambio stETH: un token che rappresenta i tuoi ETH in staking e che puoi continuare a usare, vendere o depositare altrove. I tuoi ETH lavorano, ma tu hai comunque accesso ai fondi. E’ il metodo cresciuto di più negli ultimi due anni.
Lo staking in pool e’ quello che fanno la maggior parte degli exchange centralizzati come Coinbase, Kraken o Binance: aggregano le risorse di migliaia di utenti, delegano a validatori e distribuiscono le ricompense proporzionalmente. La soglia di accesso e’ minima, la gestione e’ zero. Il prezzo da pagare e’ una commissione della piattaforma, tipicamente tra il 10% e il 25% delle ricompense generate.
Quanto Si Guadagna con lo Staking nel 2026: i Dati Reali
In sintesi: I rendimenti variano molto per asset. A maggio 2026, Ethereum offre circa il 2,8% APY con 87,4 miliardi di dollari in staking. Solana rende circa il 7% APY con 39,5 miliardi in staking e un tasso di partecipazione del 68,3%. Polkadot e Cosmos possono arrivare al 12-20% APY. Rendimenti piu’ alti significano di solito rischi piu’ alti o reti meno consolidate.
I numeri aggiornati a maggio 2026, secondo i dati di Phoenix Group e Yellow.com, parlano chiaro:
| Criptovaluta | APY indicativo | Valore in staking | Ratio staking | Rischio |
|---|---|---|---|---|
| Ethereum (ETH) | ~2,8% | $87,4 mld | ~32% | Basso |
| Solana (SOL) | ~7% | $39,5 mld | 68,3% | Medio |
| Polkadot (DOT) | ~12-15% | N/D | ~49% | Medio |
| Cosmos (ATOM) | ~18-20% | N/D | ~65% | Medio-Alto |
| Cardano (ADA) | ~3-5% | N/D | ~60% | Basso-Medio |
Ethereum ha il rendimento piu’ basso del gruppo, ma e’ anche la rete piu’ consolidata e il valore totale bloccato supera gli 87 miliardi. Chi cerca stabilità e vuole esposizione a ETH sceglie spesso lo staking come alternativa al Holding puro: guadagni un 2,8% annuo, il capitale resta in ETH.
Solana e’ il punto di equilibrio interessante: 7% APY con un tasso di partecipazione del 68,3%, il che significa che quasi due terzi dell’offerta totale di SOL e’ gia’ in staking. Chi non fa staking subisce una riduzione reale del proprio capitale. E questo è un incentivo strutturale che fa di Solana uno degli asset piu’ staked del mercato.
Cosmos e Polkadot offrono rendimenti piu’ alti, ma su reti con capitalizzazioni piu’ basse e maggiore volatilita’. Secondo me, per chi e’ agli inizi, ha piu’ senso partire da ETH o SOL prima di avventurarsi su asset meno liquidi con APY a doppia cifra.
Le Migliori Piattaforme per Fare Staking nel 2026
Scegliere dove fare staking non e’ un dettaglio. E’ una delle decisioni più importanti dell’intero processo, perche’ dalla piattaforma dipendono la sicurezza dei fondi, le commissioni trattenute e la flessibilita’ di prelievo.
Le opzioni principali si dividono in tre categorie: exchange centralizzati, wallet con staking integrato e protocolli DeFi.
Exchange centralizzati (Coinbase, Kraken, Binance): sono il punto di partenza per la maggior parte degli utenti italiani. L’interfaccia e’ semplice, il KYC e’ gia’ fatto e la gestione tecnica e’ zero. Il contro e’ la commissione, tipicamente tra il 15% e il 25% delle ricompense, e il fatto che i token non sono tecnicamente in tuo possesso: restano sulla piattaforma. Se la piattaforma ha problemi, potresti avere difficoltà ad accedere ai fondi.
Wallet con staking nativo (Ledger, Trust Wallet, Phantom per SOL): ti permettono di fare staking mantenendo la custodia diretta dei token. Devi gestire la parte tecnica, scegliere un validatore e tenere traccia delle ricompense. Per chi e’ gia’ un po’ esperto, e’ l’opzione più trasparente.
Protocolli DeFi (Lido, EigenLayer, Rocket Pool): sono la frontiera più avanzata. Offrono liquid staking, rendimenti compositi e integrazione con altri protocolli. I rischi tecnici sono però piu’ alti: smart contract non auditati, vulnerabilita’ di protocollo, complessita’ fiscale elevata.
Prima di scegliere, verifica sempre: la piattaforma e’ regolamentata in Europa? I fondi sono assicurati? Qual e’ la commissione esatta e il periodo di lock-up? Le piattaforme regolamentate che operano in Italia devono essere registrate OAM (Organismo Agenti e Mediatori) come Virtual Asset Service Provider.
Tassazione dello Staking in Italia nel 2026: Tutto Cambiato
In sintesi: Dal 1° gennaio 2026 i proventi da staking sono tassati al 33% (era il 26% nel 2025) come redditi diversi, e vanno dichiarati nel Quadro RT alla ricezione, non alla vendita. La soglia di esenzione di 2.000 euro e’ stata abolita. Il DAC8 e’ operativo: gli exchange comunicano automaticamente all’Agenzia delle Entrate staking rewards, saldi e transazioni. Chi non dichiara lo staking non è più “invisibile”.
Questa e’ probabilmente la sezione piu’ importante di tutto l’articolo, soprattutto per chi e’ italiano e investe in crypto.
La legge di bilancio 2025 ha cambiato in modo sostanziale la fiscalita’ delle criptovalute in Italia a partire dal 2026. I punti chiave sono quattro:
📌 FISCO 2026: le 4 novita’ da sapere sullo staking
1. Aliquota al 33%: dal 1° gennaio 2026 i guadagni da staking sono tassati al 33% (art. 67, c. 1, lett. c-sexies TUIR). Nel 2025 era il 26%.
2. Tassazione alla ricezione: i premi da staking si tassano nel momento in cui vengono accreditati, al valore di mercato in euro del giorno dell’accredito. Non importa se non hai ancora venduto.
3. Soglia esenzione abolita: non esiste piu’ la soglia di 2.000 euro sotto cui i guadagni erano esenti. Ogni importo va dichiarato.
4. DAC8 operativo: gli exchange comunicano automaticamente all’Agenzia delle Entrate. Nascondersi non e’ piu’ un’opzione. Serve anche il Quadro RW per il monitoraggio dei wallet esteri.
In pratica: se fai staking di SOL su un exchange e ricevi 50 SOL come ricompensa nel corso del 2026, devi dichiarare quei 50 SOL al valore di mercato del giorno in cui li hai ricevuti, e pagare il 33% su quell’importo nella dichiarazione dei redditi successiva. Anche se non hai venduto un singolo token.
La complessità fiscale dello staking è aumentata. Se stai valutando importi significativi, il consiglio pratico e’ di tenere un registro dettagliato di ogni accredito (data, importo in token, valore in euro) e, se necessario, affidarsi a un commercialista che conosca le crypto. Esistono anche software specializzati come Koinly o MoneyViz che importano automaticamente i dati dalle piattaforme.
I Rischi dello Staking che Nessuno Ti Dice
Lo staking non e’ un conto deposito bancario. I rischi ci sono, e vale la pena capirli bene prima di bloccare i propri fondi.
Lock-up e mercato in calo. Il rischio piu’ concreto e’ semplice: blocchi i token per un periodo e nel frattempo il loro prezzo crolla. Il 7% di rendimento in SOL e’ molto meno attraente se nel frattempo SOL perde il 40% del suo valore in dollari. I periodi di lock-up variano: su Ethereum non esiste più un lock-up rigido, ma su altre reti possono arrivare a 21-28 giorni. In 21 giorni, in un mercato cripto, puo’ succedere di tutto.
Slashing. E’ il meccanismo con cui la rete penalizza i validatori che si comportano male (doppia firma, downtime prolungato). Se fai staking tramite un exchange o un pool affidabile, il rischio di slashing e’ praticamente zero: sono loro a gestire i validatori. Se gestisci un tuo nodo, il rischio è reale e richiede competenze tecniche specifiche.
Rischio piattaforma. Se tieni i token su un exchange e quell’exchange fallisce o viene hackerato, potresti perdere tutto. E’ successo piu’ di una volta. La regola aurea e’: usa exchange regolamentati, non tenere più di quello che sei disposto a perdere su una singola piattaforma.
Rischio smart contract. Per lo staking liquido e DeFi, c’e’ un rischio tecnico legato ai contratti che gestiscono i fondi. Un bug in un protocollo puo’ causare perdite significative. I protocolli piu’ grandi come Lido sono stati auditati piu’ volte, ma il rischio non e’ zero.
Come Iniziare a Fare Staking: i Passi Concreti
In sintesi: Per iniziare a fare staking bastano 6 passi: scegli la criptovaluta in base al tuo profilo di rischio, scegli la piattaforma (exchange per i principianti, wallet per i piu’ esperti), compra i token, attiva lo staking, verifica il lock-up e il periodo di sblocco, e tieni traccia di ogni accredito per la dichiarazione dei redditi. Non serve essere esperti tecnici per iniziare con exchange centralizzati.
Ecco i 6 passi in ordine logico:
- Scegli la criptovaluta. Per chi inizia: ETH per massima stabilita’, SOL per un buon equilibrio tra rendimento e rischio. Evita asset con APY >15% se non sai cosa stai facendo.
- Scegli la piattaforma. Exchange centralizzato (Coinbase, Kraken) per semplicita’ e gestione zero. Wallet personale (Ledger, Phantom) se vuoi piu’ controllo. Controlla che la piattaforma sia registrata OAM in Italia.
- Completa il KYC. Tutti gli exchange regolamentati richiedono verifica identita’. E’ un passaggio obbligatorio, non opzionale.
- Acquista i token e attiva lo staking. Su quasi tutti gli exchange e’ un click. Su wallet come Phantom per SOL, devi scegliere un validatore dalla lista e delegare.
- Verifica lock-up e modalità di uscita. Leggi le condizioni prima di bloccare. Su Ethereum con Lido non c’e’ lock-up. Su altre reti possono esserci finestre di sblocco di settimane.
- Tieni un registro per il fisco. Data di ogni accredito, quantità di token ricevuti, valore in euro del giorno. Strumenti come Koinly (collegato alla piattaforma) lo fanno in automatico.
Conclusione
Lo staking e’ uno dei pochi strumenti nel mondo crypto che permette di generare reddito passivo reale, senza dover tradare o speculare. I numeri del 2026 lo confermano: 87 miliardi di dollari in staking su Ethereum, 39 miliardi su Solana, rendimenti che vanno dal 2,8% al 20% a seconda dell’asset scelto.
Ma ci sono due cose che non puoi ignorare. La prima e’ il rischio di mercato: il rendimento in token e’ reale, ma il valore di quei token in euro può cambiare radicalmente. La seconda e’ il fisco: dal 2026 le regole sono cambiate, l’aliquota è salita al 33%, e con il DAC8 gli exchange comunicano automaticamente all’Agenzia delle Entrate. Non e’ piu’ un’area grigia.
Se stai valutando lo staking come parte di una strategia di reddito passivo, il punto di partenza più sensato e’ decidere prima quanto sei disposto a rischiare, poi scegliere l’asset, poi la piattaforma. Nell’ordine giusto.
Domande Frequenti
Lo staking e’ legale in Italia?
Si’, fare staking di criptovalute e’ legale in Italia. Non esiste una norma che lo vieti. Dal punto di vista fiscale, i proventi da staking sono considerati “redditi diversi” ai sensi dell’art. 67 del TUIR e devono essere dichiarati. Dal 1° gennaio 2026 l’aliquota applicabile e’ il 33%. La legalita’ dell’attivita’ non esime dall’obbligo fiscale: ogni accredito di ricompense va registrato con data e valore in euro. Per importi rilevanti, il consiglio e’ sempre quello di consultare un commercialista esperto in criptovalute, perché le normative si aggiornano rapidamente. La direttiva europea DAC8, operativa dal 2026, ha inoltre reso automatica la comunicazione tra exchange e Agenzia delle Entrate. Operare in modo non dichiarato e’ diventato molto rischioso.
Devo dichiarare i guadagni da staking nel 730?
Si’, i proventi da staking vanno dichiarati. Si utilizzano il Quadro RT (per le plusvalenze e i redditi diversi da criptovalute) e il Quadro RW (per il monitoraggio dei wallet e degli asset detenuti all’estero o in piattaforme non italiane). I premi da staking si tassano alla ricezione, al valore di mercato in euro del giorno dell’accredito. Non importa se non hai ancora venduto i token: il momento fiscalmente rilevante e’ l’accredito. La soglia di esenzione di 2.000 euro che esisteva fino al 2025 e’ stata abolita: qualsiasi importo va dichiarato. Se usi un software come Koinly o Waltio, puoi automatizzare la generazione del report fiscale. In ogni caso, la documentazione di ogni transazione (data, importo, valore in euro) e’ obbligatoria.
Qual è la differenza tra staking e mining?
Lo staking e il mining sono entrambi metodi per guadagnare criptovalute contribuendo alla sicurezza di una rete, ma funzionano in modo molto diverso. Il mining (usato da Bitcoin e poche altre reti) richiede hardware specializzato e consumi energetici elevati: i miner competono per risolvere complessi calcoli matematici e chi vince aggiunge il blocco alla catena. Lo staking (usato da Ethereum, Solana, Cardano e molte altre) richiede solo di bloccare i propri token: i validatori vengono scelti in proporzione alla quantita’ staked e alle ricompense vengono distribuite in modo piu’ prevedibile. Dal punto di vista pratico, lo staking è molto più accessibile: non serve hardware, non serve competenza tecnica avanzata per partire e i costi sono quasi nulli. Il mining e’ diventato non conveniente per i piccoli investitori, specialmente in Italia dove il costo dell’energia e’ elevato.
Posso perdere le mie crypto facendo staking?
Si’, ci sono scenari in cui puoi perdere parte o tutto il capitale in staking. Il rischio più comune e’ quello di mercato: i token valgono meno quando li sblocchi rispetto a quando li hai bloccati. Non e’ una perdita legata allo staking in sé, ma alla volatilita’ del mercato. Esiste poi il rischio di slashing: se gestisci un nodo validatore e questo si comporta in modo scorretto (doppia firma, downtime eccessivo), la rete puo’ confiscare una parte dei token. Se fai staking tramite exchange o pool affidabili, questo rischio e’ a carico loro. C’è anche il rischio piattaforma: se l’exchange fallisce o viene hackerato, potresti non recuperare i fondi. Infine, per lo staking DeFi, esistono rischi legati a vulnerabilita’ nei contratti intelligenti. La diversificazione tra piu’ piattaforme e una scelta di exchange regolamentati sono le contromisure piu’ efficaci.
Qual e’ il rendimento minimo per cui vale la pena fare staking?
Non esiste una soglia universale: dipende dal capitale investito, dal costo fiscale e dagli obiettivi. Con l’aliquota al 33% del 2026, su un rendimento lordo del 7% (come Solana) il netto scende a circa 4,7%. Su Ethereum al 2,8% lordo, il netto e’ circa 1,9%. Confrontato con i conti deposito italiani che nel 2026 rendono tra l’13 e il 2,5% netto, lo staking di SOL rimane competitivo, ma con un profilo di rischio molto diverso. Per piccoli capitali (sotto i 500 euro), le commissioni delle piattaforme possono erodere significativamente il rendimento. Per importi sopra i 2.000-3.000 euro, lo staking inizia ad avere senso economico concreto, a patto di accettare la volatilita’ del sottostante. Tieni anche conto dei costi di tenuta del registro fiscale: per importi minimi, il tempo e i costi di compliance potrebbero non giustificare il rendimento.
Cos’e’ il liquid staking e perche’ conviene?
Il liquid staking e’ un meccanismo che ti permette di fare staking mantenendo la liquidità dei tuoi token. Quando fai staking tradizionale, i token sono bloccati e non puoi usarli. Con il liquid staking, depositi i tuoi token in un protocollo (come Lido per Ethereum) e ricevi in cambio un token derivativo (es. stETH) che rappresenta la tua quota. Questo token puoi usarlo, venderlo o depositarlo in altri protocolli DeFi per guadagnare ulteriori rendimenti. I vantaggi sono evidenti: guadagni le ricompense dello staking senza rinunciare alla flessibilita’. Il principale svantaggio e’ il rischio smart contract: stai affidando i tuoi ETH a un protocollo gestito da codice, e un bug potrebbe causare perdite. I protocolli piu’ grandi come Lido gestiscono miliardi di dollari e sono stati auditati piu’ volte, ma il rischio non e’ mai zero. Dal punto di vista fiscale, la ricezione di token derivativi potrebbe costituire un evento fiscalmente rilevante: verifica con un consulente.
Staking su exchange o wallet personale: cosa e’ piu’ sicuro?
Dipende da cosa intendi per “sicuro”. Se parli di sicurezza tecnica e rischio di perdita per errore umano, il wallet personale e’ piu’ rischioso: perdi la seed phrase e perdi tutto, senza possibilita’ di recupero. Gli exchange hanno sistemi di recupero account. Se parli di rischio di controparte, il wallet personale vince: i tuoi token sono sotto il tuo controllo e nessun fallimento aziendale puo’ toccarli. Gli exchange possono fallire, essere hackerati o bloccare i prelievi. La soluzione piu’ bilanciata per la maggior parte degli investitori retail italiani e’ usare un exchange regolamentato e registrato OAM per importi che non si e’ disposti a perdere in un colpo solo, e un hardware wallet (Ledger, Trezor) per importi significativi su cui si ha la certezza di poter gestire la custodia in modo sicuro. Non mettere tutto su una sola piattaforma.
Cosa succede se il valore della coin crolla mentre faccio staking?
E’ uno degli scenari piu’ discussi ed e’ importante capirlo bene. Se hai in staking 100 SOL che valgono 10.000 euro e durante il periodo di lock-up SOL perde il 50%, alla fine del lock-up hai ancora 100 SOL (piu’ le ricompense), ma quei token valgono ora 5.000 euro. Il rendimento del 7% APY non compensa la perdita di capitale del 50%. Questo e’ il rischio principale dello staking: il rendimento e’ denominato nel token, non in euro. Se il mercato crolla, non solo il capitale vale meno, ma anche le ricompense ricevute valgono meno. La contromisura e’ fare staking di asset che si e’ disposti a tenere a lungo termine indipendentemente dal prezzo, e non investire capitali che si potrebbe aver bisogno di liquidare in tempi brevi. Lo staking funziona bene come strategia di lungo periodo, non come strumento di guadagno rapido.
Qual e’ l’importo minimo per iniziare a fare staking di Ethereum?
Dipende dal metodo scelto. Per fare staking nativo direttamente sulla rete Ethereum, il minimo e’ 32 ETH, che ai prezzi attuali rappresenta un capitale molto significativo. E’ una soglia pensata per grandi operatori e validatori professionali. Per la stragrande maggioranza degli investitori retail, la via e’ lo staking tramite exchange o liquid staking. Su Coinbase, Kraken o Binance puoi fare staking di Ethereum con qualsiasi importo, anche pochi euro di ETH. Con Lido, il principale protocollo di liquid staking, non esiste un minimo formale: puoi iniziare da frazioni di ETH. Tieni però conto che con importi molto piccoli (sotto i 100-200 euro), le commissioni di transazione sulla rete Ethereum (gas fee) possono superare le ricompense accumulate in diversi mesi. Ha più senso dal punto di vista economico a partire da importi superiori ai 500 euro.
Il DAC8 del 2026 mi riguarda come piccolo investitore?
Si’, il DAC8 riguarda tutti, anche chi ha pochi euro in staking. La direttiva europea DAC8, recepita in Italia con il D.Lgs. 194/2025, obbliga gli exchange e i Crypto-Asset Service Provider (CASP) a comunicare automaticamente all’Agenzia delle Entrate i dati dei propri clienti residenti nell’UE: saldi, transazioni, staking rewards. Dal 2026, l’Agenzia delle Entrate ricevera’ automaticamente dall’exchange su cui operi i dati delle tue ricompense da staking. Questo non e’ necessariamente un problema se sei in regola, ma significa che non puoi più ignorare l’obbligo di dichiarazione sperando di passare inosservato. La comunicazione avviene anche per exchange non italiani ma con clienti residenti in Italia. Il consiglio pratico: tieni un registro di tutte le operazioni, usa il Quadro RT per le plusvalenze e il Quadro RW per il monitoraggio, e considera un software di tax tracking se hai più di una piattaforma attiva.





